Il Paradosso del Meccanico

Il Paradosso del Meccanico

La mia auto oggi non funziona bene. Va a tre, strattona quando accelero e si spegne al minimo. Che fortuna c’è quell’officina sulla strada “Autoriparazioni”.

Placco il meccanico. Gli descrivo la storia, e gli lascio la macchina in riparazione.

Il giorno dopo, è pronta.

Sono in officina, e il meccanico mi dice: “ci ho lavorato parecchio”.

Sono contento, l’auto sembra andare bene.

Dopo pochi chilometri, però, la macchina va a tre, strattona quando accelero, a volte si spegne al minimo.

Ritorno nella stessa officina. “Cosa ha risolto, l’auto va quasi come prima!”, gli dico.

Il meccanico aggrotta le sopracciglia e mi risponde: “e cosa farebbe allora, mi dica lei, cosa farebbe, visto che critica, forse che è meccanico lei?

Eccolo qua, il Paradosso del Meccanico.

Ma il meccanico è lei… non io.

Gli rispondo, sorridendo.

“Mah, io non faccio il meccanico. Se sapessi rispondere alla sua domanda, me la sarei riparata da solo, e non sarei qui.

“A dire la verità, se io, e tutti quanti là fuori, fossimo meccanici, lei ora non esisterebbe.”

Sbarra gli occhi.

“Intendo dire che non mi può ribaltare la domanda: quello è il suo lavoro, non il mio. Il suo lavoro è risolvere il problema, non ribaltarlo sul cliente o negarlo. E poi, per sapere che la mia auto non va bene e funziona male, serve essere meccanici?”.

Mi risponde “Ma come si permette, ho seguito i PROTOCOLLI: ho cambiato le candele, controllato se c’era acqua nella benzina, e non c’era, e ci ho messo un giorno intero di lavoro!”.

Penso dentro di me: “Beh, il fatto che ci ha messo una giornata, e seguito i manuali d’officina, i PROTOCOLLI, non vuol dire affatto che abbia fatto cose giuste”. Decido di lasciargliela ancora.

Il giorno dopo la ritiro, e …. rimango a piedi in autostrada.

Torno da questo meccanico, e mi arrabbio sul serio, gli chiedo che cosa abbia fatto. Mi risponde…

“Ho messo delle candele di grado termico superiore”….

La soluzione in questo caso, era peggiore del male che voleva risolvere.

Vado da un altro meccanico, che mi dice: “deve rifare il motore. Le candele troppo calde, hanno provocato detonazioni spontanee, ha rovinato pistoni e valvole”.

Fuori dalla Storiella del Paradosso del Meccanico

Va molto di moda, quando uno osserva che una soluzione fa schifo, “ma allora tu cosa faresti sentiamo”.

E’ anche una delle tipiche risposte da social, di cui abbiamo parlato qui.

Comunque…

Primo: se incarico qualcuno lo delego perché mi risolva un problema, non perché me lo ribalti indietro.

Secondo: per vedere che una soluzione fa schifo, non serve essere uno specialista di soluzioni.

Terzo: se una soluzione non funziona, o “funzionicchia“, non è che aumentandola sempre di più, magicamente la farà funzionare.

Quarto: non è affatto automatico che se un qualcuno ha scritto dei protocolli, questi debbano funzionare indiscutibilmente.

Quinto: ci sono casi in cui una “soluzione” è peggiore del male che vuole risolvere.

Magari funzionicchia, ma origina da altre parti, altri cinquanta problemi. Che complessivamente, portano ad una situazione peggiore di quella iniziale.

Poi, ti tocca di buttare via la macchina. O hai un paziente che sta più male di prima, perché esce di testa o si suicida.

O hai un intero paese, che ti tocca di buttarlo via tanto è a pezzi.

Quindi addirittura, in certi casi, è meglio fermarsi e … non fare proprio nulla.

La storiella contiene: la differenza tra soluzioni di primo ordine e secondo ordine e alcune idee del Gruppo di Palo Alto e delle Macy Conferences, applicate ai sistemi sociali e umani.

TylerGandalf

Letture consigliate:

CHANGE   – la formazione e la soluzione dei problemi-Paul Watzlawick

 

Riferimenti

Immagine di copertina qui: https://www.puntopro.it/autofficina-roma/

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