LA DISTORSIONE DELL’IMPULSO SPIRITUALE

Nazismo magico

KARLFRIED GRAF VON DURCKHEIM

Karlfried Graf von Durckheim è stato un signore tedesco eccezionale, che ha favorito la diffusione del buddismo Zen in occidente. Ha avuto la sua prima esperienza spirituale durante la Prima Guerra Mondiale quando è stato sul punto di morire sul campo di battaglia. In quei momenti, Durckheim è diventato consapevole di un aspetto più profondo del suo essere. Come diceva lui stesso:

“Quando la morte era vicina, e io ho accettato l’idea di morire, ho realizzato che dentro di me c’era qualcosa che non aveva nulla a che fare con la morte.”

Dopo la guerra Durckheim è diventato un ricercatore spirituale. Era di origini aristocratiche ma ha rinunciato alle sue proprietà e al suo lignaggio per dedicarsi completamente ai suoi studi spirituali. Ha avuto un’ulteriore esperienza spirituale di picco mentre leggeva il Tao Te Ching, un antico testo spirituale cinese. Come si legge nei suoi scritti, sentì come se

“il velo si fosse squarciato… Tutto esisteva e nulla esisteva. Un’altra realtà aveva fatto irruzione in questo mondo.”

Tuttavia, Durckheim è stato anche un nazista. Negli anni ’30 era un grande ammiratore di Hitler, che descriveva come “l’uomo nuovo” che era stato dato alla Germania “per risvegliare i compagni tedeschi con un movimento contagioso, e trasformali”. Nel 1933 Durkheim firmò una dichiarazione di fedeltà a Hitler e allo stato Nazista, e successivamente scrisse un articolo per l’associazione degli insegnanti Nazisti in cui affermava: “Il dono basilare della rivoluzione nazista è per tutti i livelli e le occupazioni, riguarda l’esperienza della nostra natura comune, del nostro comune destino, la speranza comune nella nostra guida comune… che è il fondamento vivente di tutte le nostre aspirazioni e azioni.”

Tuttavia, giusto in quegli anni venne alla luce che Durkheim era di discendenze ebree. La sua bisnonna materna era ebrea, il che significava che lui era un “mezzosangue”, e quindi un cittadino di seconda classe. Per togliersi d’impaccio, nel 1937 i suoi superiori organizzarono per lui un incarico come emissario del nazismo in Giappone. Lì, continuando allo stesso tempo a studiare lo Zen, fece propaganda nazista e cercò di instaurare collegamenti tra i nazisti e il governo giapponese, promuovendo l’idea che i due paesi potessero conquistare e governare il mondo insieme.

Non c’è nessun dubbio che Durkheim abbia avuto esperienze spirituali profonde e che fosse profondamente dedito allo Zen e alla spiritualità in generale. Più tardi nel corso della sua vita, scrisse diversi libri che mostrano autentiche intuizioni e saggezza.

Com’è dunque possibile per una persona spirituale essere un nazista?

Come può una persona spirituale evoluta allearsi con un regime fascista assassino, con una filosofia di complotti paranoici e bizzarre idee razziste?

L’ ATTRAZIONE PER L’ AUTORITARISMO

Secondariamente, le figure autoritarie possono compiacere l’impulso devozionale, verso il culto della personalità. Questo è relazionato con un’altra ragione malsana del perché certe persone sono attratte dalla spiritualità, e dai guru (o insegnanti spirituali), nello specifico. Sebbene alcune persone si votino ai guru per seguire il loro sviluppo spirituale, altre vedono i guru come figure di potere, come i genitori, che possono assumere il controllo della loro vita. 

Come ho già spiegato altrove, questo è dovuto al desiderio di tornare allo stato di irresponsabilità e abnegazione dell’infanzia, quando i genitori hanno la totale responsabilità della vita dei figli, li proteggono dal mondo esterno, e soddisfano tutti loro bisogni. I leader autoritari hanno un fascino paterno e protettivo di questo tipo. Il loro autoritarismo è un invitante regresso all’onnipotenza genitoriale della prima infanzia, e noi istintivamente gli offriamo la stessa fiducia incondizionata che avevamo verso i nostri genitori (che è la stessa fiducia incondizionata che molti discepoli hanno verso i loro guru).

L’ IMPULSO VERSO LA CONNESSIONE

La spiritualità ha molto a che fare con la connessione. Si tratta di espanderci al di là della nostra limitata identità egoica, e stabilire connessioni con i nostri Sé interiori, con le altre persone, con la natura, e con l’intero cosmo. Questo tipo di connessione è basata sul sentire o sull’essere, ma a volte questa urgenza di avere una connessione viene intercettata dall’intelletto, dove si manifesta come impulso a trovare la connessione tra determinati eventi.

Le persone orientate spiritualmente diventano vulnerabili alla manipolazione quando il loro impulso ad essere “connessi” viene dirottato verso il dominio dell’intelletto.

LA REALTA’ CONDIVISA E LA REALTA’ SIGNIFICATIVA

Non ci sono dubbi che ci siano altre ragioni significative cui non riesco a dare spazio qui – per esempio, la brama di significato, il voler dare un senso al caos che regna nel mondo. Molte persone trovano un significato nella realtà condivisa di tutti i giorni, nel possedere cose, nella carriera, nel divertimento e nello svago. Ma le persone orientate alla spiritualità spesso rigettano la realtà condivisa. Hanno la brama di una realtà più significativa, e quindi magari sono pronti a creare significati (e connessioni) anche dove non esistono.

E pertanto non sembra troppo sorprendente che alcune persone spirituali si bevano credenze totalmente infondate e diano il loro supporta a leader fascisti autoritari (o aspiranti tali). Ad ogni modo questa non è una scusa. Tutto questo è solo l’ombra della spiritualità, l’aspetto negativo che emerge quando la spiritualità diventa ostaggio del narcisismo, o quando sani impulsi spirituali vengono deviati.

La spiritualità sana si muove verso la chiarezza. Si muove oltre le connessioni concettuali, verso un pregnante senso di connessione con gli altri e con il mondo. Si muove oltre la cieca adorazione di autorità corrotte, verso l’autosufficienza e la responsabilità personale.

Nota di Mark

CIA

Il testo che avete letto è un estratto riveduto e corretto dell’articolo di Steve Taylor Ph.D. intitolato “Spiritual Conspiracists” e tradotto in italiano dagli amici di Ayahuasca Info

L’articolo originale, oltre ad esplicitare nomi e cognomi di leader politici contemporanei, assumeva una posizione netta circa “il complottismo” in generale. 

Ora osserviamo come Steve Taylor ignori la storia e il significato di questo termine, prendendo in prestito un passaggio chiave da ControInformazione.info

Negli anni 1960, il pubblico statunitense aveva reagito con scetticismo crescente ai risultati della Commissione Warren, che pretendeva che un solitario uomo armato, Lee Harvey Oswald, fosse l’unico responsabile dell’assassinio del presidente JFK, mentre era diffuso il sospetto di un coinvolgimento anche di personalità di alto livello. Per tentare di ridurre il danno, la CIA distribuì un memo segreto a tutti i suoi uffici periferici, chiedendo di mettere in campo i media da essa controllati per ridicolizzare e attaccare questi critici, facendoli passare per seguaci irrazionali della «teoria del complotto».

Subito dopo, nei media è cominciato ad apparire questo tipo di argomentazione, con termini, motivazioni e modelli di utilizzazione esattamente conformi alle linee guida fornite dalla CIA. Ne è derivato un enorme picco nell’uso peggiorativo dell’espressione, che si è rapidamente diffusa in tutti i media statunitensi, e il cui impatto dura ancora oggi. Vi sono quindi prove considerevoli a sostegno di quest’altra specifica « teoria del complotto », che spiega le ragioni dei tanti attacchi contro le « teorie del complotto » da parte dei media.

In pratica si tratta di un termine che nasce per screditare un’opinione, anteponendo un giudizio di valore ad una qualsiasi indagine.  E infatti, Taylor non é entrato nel  merito degli argomenti che tratta, si limita a collocarli nel mondo del “complottismo” e – come tali – non meritano alcun approfondimento. A quel punto, non avendo altri elementi da analizzare, si dedica alla psicologia delle persone che sostengono determinate argomentazioni.

Vi potrebbe sorprendere, ma credo che il PhD sia in totale buona fede. Semplicemente si è specializzato in alcune discipline e ne ignora completamente delle altre.

In un certo senso è una vittima del sapere diviso.

Trovo invece interessanti le parti dell’articolo che ho riportato, avendo alle spalle un lungo percorso spirituale che si affianca a quello intellettuale.

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